FORNITURA DIRETTA DI CARNE E PESCE AI BIMBI DELLA PEDIATRIA DI KIMBONDO

Grazie ad un accordo con Il Gruppo Inalca, società del Gruppo Cremonini, presente stabilmente con una piattaforma logistico-distributiva nella Repubblica Democratica del Congo la Onlus “ Un Mondo di Amici “ assicura, per il tutto il 2018, il fabbisogno mensile di carne e pesce. Inalca provvede a consegnare direttamente gli alimenti alla Pediatria di Kinbondo e ad inviare a “ Un Mondo di Amici “ la relativa fattura. In questo modo si cerca di ottenere il doppio risultato di operare direttamente,

FONDAZIONE PEDIATRICA DI KIMBONDO

La Repubblica Democratica del Congo (RDC) tra i più estesi e popolosi fra gli stati africani è grande sette volte l’Italia ed è abitato da circa 80 milioni di persone. Ricco di risorse naturali e minerarie, ma dove la popolazione è tra le più povere del mondo. Il reddito annuo pro capite non supera i 100 dollari con un’aspettativa di vita media che, alla nascita, non supera i 50 anni.  Il sistema sanitario pubblico è totalmente abbandonato con strutture fatiscenti,

ESPERIENZA ALLA FONDAZIONE PEDIATRICA DI KIMBONDO

L’inflazione supera l’800%, l’aspettativa di vita alla nascita si aggira sui 42 anni, la mortalità infantile è di circa il 21% (un bambino su 5 non sopravvive al 5° anno di età) e l’AIDS in alcune aree del paese colpisce 113 della popolazione. Il sistema sanitario pubblico è totalmente abbandonato: strutture fatiscenti, mancanza assoluta di attrezzature e di farmaci, operatori pochi, demotivati e mal pagati. La spesa sanitaria è al di sotto dei 34 dollari/pro capite soglia che l’OMS considera necessaria per garantire ai cittadini l’accesso a un

LA PEDIATRIA DI KIMBONDO

Nasce alla fine degli anni ’80, a pochi chilometri da Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, grazie all’impegno di Laura Perna, medico di Siena,e Padre Hugo Rios,pediatra e sacerdote cileno. Sono gli anni terribili della guerra che ha devastato il Congo, causando oltre cinque milioni di vittime. L’ex- Zaire è un paese privo di infrastrutture e servizi, con un reddito medio pro-capite di 100 dollari l’anno e un tasso di mortalità infantile che supera il 20% . Sono oltre 100 mila i bambini senza famiglia

LAURA PERNA UN ANGELO CADUTO IN CONGO

Gli uomini hanno bisogno di credere negli Angeli. Un bisogno antico che i tempi moderni hanno reso ancora più forte. Difficile è incontrarli, anche perché la disattenzione del genere umano porta a guardare altrove e a perdere la capacità di riconoscerli. Per Lei però il discorso è diverso e quella ottantanovenne donna minuta, dai capelli candidi raccolti sulla nuca, con una gamba offesa, dopo una caduta che le ha spezzato il femore,’Angelo’ lo è ogni giorno! Stiamo parlando della dottoressa Laura Perna che dal 1988, dopo aver

JONAS, FINE DEL SOGNO

In cielo, da ieri alle 14, c’è un angelo in più: un angelo «nero» come cantava negli anni ’60 Marino Barreto nelle sue poesie-canzoni. Quell’angelo è Jonas , il bambino che la dottoressa Laura Perna aveva accolto, grazie a don Hugo Rios che, per fortuna, si era imbattuto in questo piccolino del quale non sappiamo neppure l’età, forse otto, nove o dieci anni, perché cacciato dalla sua tribù come stregone che portava solo disgrazie, cercava di sfamarsi in un deposito dell’immondizia. Jonas ieri mattina, a Kimbondo, nel suo paese, era uscito dall’ospedale della dottoressa

IL PICCOLO “STREGONE” ACCOLTO CON AMORE

La storia di Jonas, bambino congolese ricoverato al Misericordia di Grosseto, è incredibile. Incredibile ma vera, maledettamente vera. Jonas il nome gli è stato dato dai suoi salvatori perche non si sa’ niente della sua famiglia né della tribù nella quale il ragazzino viveva, e dalla quale è stato cacciato dopo la tortura «perché considerato uno stregone » ovvero, nella cultura africana, l’origine di tutti i mali. Jonas potrebbe avere otto o nove anni Fu notato da due suore qualche tempo fa a Kinshasa,nel Congo, a 40 chilometri dall’ospedale «maremmano» di Kimbondo, fondato dalla nostra dottoressa Laura Perna

PIU’ IMPEGNO PER ONORARE IL PICCOLO JONAS

GROSSETO- Purtroppo Jonas non ce l’ ha fatta, ma il nostro progetto va avanti. La raccolta dei fondi deve contiuare, anche con più determinazione e più forza». Questa la riflessione dell assessore comunale Marco Barzanti dopo la morte del piccolo Jonas, deceduto nel sonno, per cause naturali,a Kimbondo. Era rientrato in Congo da poco.«Una dell tante v1tt1me dell’ ignoranza di Laura Perna>, come Barzanti lo definisce . Era stato torturato ed evirato perché ritenuto posseduto dal demonio. Ricoverato a Padova,dove era stato sottoposto à un delicato intervento chirurgico, era arrivato a Grosseto per un periodo di convalenscenza. E i

QUEI GRANDI OCCHI NERI CHE CHIEDEVANO AFFETTO

Jonas l’avevo incontrato nel reparto di pediatria del Misericordia.Più di una volta, in autunno. C’avevo giocato a palla, nei corridoi . L’avevo faticosamente convinto a fare cose che non conosceva. L’avevo accompagnato al bagno. Per assisterlo nel migliore dei modi l’associazione di cui faccio parte, l’Abio, aveva approntato un piano speciale raddoppiando i turni in ospedale, chiedendo a tutti impegni supplementari. Viverci vicino, aiutarlo, come mi hanno raccontato altri volontari, dava gioia e ansia al tempo stesso. I suoi occhi neri trasmettevano dolcezza, certe movenze, gli scatti, le bizze potevano spaventare. Attraverso Jonas abbiamo scoperto un ‘Africa bella e térribile, affascinante e sconvolgente

MORTO JONAS, IL PICCOLO EVIRATO DALLO STREGONE

Jonas, il bambino congolese senza un cognome e una famiglia, torturato ed evirato perchè ritenuto uno stregone, portato in Italia i primi di novembre da padre Hugo Rias,e dalla dottoressa Laura Perna, non ce l’ha fatta.E’ morto ieri pomeriggio, alle 14 ora italiana, a Kimbondo, nella sua tenda, nella missione che lo aveva ospitato e curato. Si è sentito male all’improvviso, ha chiesto di riposare,si è addormentato e non ha piu riaperto gli occhi. Era ripartito da Grosseto poco prima di Natale, dopo aver subito un delicato intervento chirurgico, a Padova. La sua storia i grossetani la conoscono bene. Per lui la città si era